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Con Gesù salendo il Golgota

La via Crucis è il cammino fatto da Gesù, quando, dopo essere stato condannato a morte, si fece condurre dal Pretorio al Golgota, pronto a subire la pena capitale dettata dalla legge romana. La forte devozione e profonda commozione per il sacrificio del Messia nacque già lì, ai piedi della Croce, nel cuore di tutti coloro che lo avevano conosciuto e amato. Eppure, prima di attestarsi nella forma attuale, in quattordici (o quindici) stazioni, c’è stato un lungo processo di formazione che ha visto Gerusalemme, luogo storico dell’avvenimento e l’Europa, cuore del cristianesimo medioevale, avvicendarsi in una serie di ‘pie abitudini religiose’.  Esse, fondendosi tra loro, hanno prodotto e consegnato alla pietà cristiana la pratica religiosa che tutti conosciamo. La trama di quelle ultime ore è riportata dai quattro evangelisti: Mt 27,22-61; Mc 15, 1-47; Lc 23, 1-56; Gv 19, 1-42. Ma la devozione si è arricchita ad ulteriori fonti, i vangeli apocrifi e alcuni scritti mistici della letteratura cristiana dei primi secoli sono le fonti di alcune stazioni completamente estranee ai vangeli.

Dell’esatto percorso compiuto dal Figlio dell’Uomo, non abbiamo testimonianze certe. La Città Santa ha subito troppi attacchi e ricostruzioni nel corso dei secoli e, pensare di individuare il percorso originale è, a tutt’oggi, un’idea poco attuabile. Ma, al di là delle varie teorie e polemiche circa l’esatta ubicazione dei siti che furono il palcoscenico storico della condanna e della morte di Gesù, ciò che è importante ricordare è la grande e spontanea devozione, nata fin dai primi secoli del cristianesimo, per quei posti santi. Molti pellegrini si recavano in quei luoghi per guardare con i propri occhi ciò che Gesù aveva guardato, per ripercorrere le stesse strade che aveva percorso, per pregare dove Lui aveva pregato. L’attenzione si focalizzava soprattutto sulle città di Gerualemme e sulle ultime ore di Gesù. Gli archeologi attestano l'esistenza di attività cultuali nell’area cimiteriale dove era stato scavato il Sepolcro di Gesù, fin dal II secolo. La pellegrina Egeria, vissuta nel VI-V secolo, nel suo diario menziona tre edifici eretti a Gerusalemme: l’Anastasis, sul santo sepolcro, la chiesetta ad Crucem, e la grande chiesa del Martyrium sul Calvario. [cfr Peregrinatio Etheriae, 30 in CSEL XXXIX). Parla inoltre di una processione che in certi giorni si snodava dall'Anastasis al Martyrium. Non era la via Crucis ma gli studiosi sono concordi nel definirla almeno una sua potenziale forma.

Ma il pellegrinaggio in Terra Santa comportò una conseguenza: l’imitazione di quei luoghi santi in Europa. Per mantenere il ricordo di quel viaggio e per stimolare i fedeli che non potevano recarsi lì, venivano riprodotti in Europa i santuari gerosolimitani. Un esempio eloquente è il gruppo delle sette chiese di Santo Stefano a Bologna volute da san Petronio dopo il suo viaggio a Gerusalemme.

Benchè via dolorosa, nei primi secoli, i Padri della Chiesa e gli scrittori ecclesiastici, videro il Cristo crocifisso soprattutto come il vincitore glorioso che, con la sua morte ha trionfato sul peccato. In realtà gli stessi scritti neotestamentari riportano molti esempi in merito: Rom 6, 3-6; Col 1,24; 2,12; Gal 2,19-20 ecc. Per san Leone la via Crucis è una marcia trionfale e la croce sorretta da Gesù il trofeo della definitiva vittoria sulla morte. [Cfr. Leone, Sermo 59, PL 54, 339]. L’arte dei primi dieci secoli dell’era cristiana, condivise tale interpretazione, infatti Gesù veniva raffigurato pieno di dignità e non sofferente o maltrattato.

Trionfo della Croce, Particolare di un sarcofago del IV secolo, Museo Lateranense.

Trionfo della Croce, Particolare di un sarcofago del IV secolo, Museo Lateranense.

A partire dall’XI secolo l’atteggiamento devozionale cambiò diventando compassione verso la sofferenza del Signore Gesù. Si assiste ad una descrizione molto realistica e particolareggiata del sacrificio con cui Egli si donò per amore degli uomini. Uno degli iniziatori e divulgatori fu san Bernardo di Chiaravalle. Per il frate francese ogni particolare del sacrificio del Figlio dell’Uomo provocava commozione. I suoi biografi raccontano che durante una delle sue ferventi preghiere davanti al crocifisso, Cristo staccò le mani dalla croce per abbracciarlo.[ S. Bernardi, Vita prima, I. VII, 7 in PL 185, 419-420.]

Perugino,_San_Bernardo_accoglie_il_Cristo_che_si_stacca dalla croce.

Perugino, San Bernardo accoglie il Cristo che si stacca dalla croce, 1494-1496, S. Maria Maddalena dei Pazzi, Firenze

Ma chi diffuse e ampliò la devozione per la via Crucis fu san Francesco. Il poverello di Assisi Nacque, visse e morì tra le braccia del della croce. [J. De Cognin, Le crucifix et saint Francois, Paris 1926, 15]. La pietà cristiana, dal suo impareggiabile comportamento,  assunse in modo definitivo la devozione per la passione e morte di Gesù. Infine san Bonaventura, con i suoi scritti, introdusse la pietà compassionevole nella dottrina mistica medioevale. Sulla scia delle opere bernardiane nacque un vero e proprio genere letterario; esso aveva oggetto unico di riflessione la Passione di Nostro Signore indugiando, spesso anche con ì la fantasia, sui minimi particolari, per indurre il lettore o l’ascoltatore a commuoversi. Moltissime sono i capolavori redatti, tra tutti ricordiamo lo Stabat Mater di Iacopone da Todi nel 1306. Le arti plastiche, ma anche il teatro, seguirono tale sviluppo, conformandosi ad ad esso. Vennero così fissati molti episodi: l’ultimo saluto di Gesù alla madre, i maltrattamenti subiti, il giudizio di Pilato, la morte in Croce, la consegna del corpo a Maria e altri ancora. Scene riprodotte, da artisti impareggiabili, ovunque: sulle vetrate delle chiese, su tela, sulle facciate delle cattedrali, sui messali.

Van der Weyden - . Deposizione dalla croce, 1440, El Prado, Madrid.

Van der Weyden - . Deposizione dalla croce, 1440, El Prado, Madrid.

Alla fine del secolo XIII la Via Crucis è menzionata, non ancora come pio esercizio, ma come cammino fatto da Gesù nella salita al Golgota e scandito da una successione di stazioni. Rinaldo di Monte Crucis, nel suo Liber peregrinationis afferma di essere salito sul Golgota per viam, per quam ascendit Christus, baiulans sibi crucem; il frate domenicano menziona varie stationes: il palazzo di Erode, il Litostrato, dove Gesù fu condannato a morte, il luogo dove Egli incontrò le donne di Gerusalemme, il punto in cui Simone di Cirene prese su di sé la croce del Signore. A partire dal XIV secolo i francescani si stabilirono definitivamente nella Città Santa e cominciarono ad organizzare dei pellegrinaggi con un percorso ben definito che durava l’intera giornata e ancora ben lontano dalla via crucis attuale. In occidente intanto la devozione diventava sempre più forte e si moltiplicavano le pratiche devozionali. Varie e molteplici esse non mostravano  alcuna continuità con quello veniva praticato a Gerusalemme. I vari documenti scritti da pellegrini recatisi a Gerusalemme nel corso del XV e XVI secolo, non citano alcun esercizio propriamente detto Via Crucis. Essi  nominano due pratiche distinte: una Via dolorosa ovvero il cammino percorso da Gesù fino al Golgota, e che si ripercorreva, senza fermarsi, portando la croce, e la visita dei vari luoghi in cui Gesù fu condotto. Se così stanno le cose è possibile affermare che  che la via crucis, così come la conosciamo non proviene da Gerusalemme ma lì vi è giunta dall’occidente.

Un’influenza notevole, per la struttura che oggi pratichiamo, fu data, a partire dal XV secolo, da tre devozioni praticate soprattutto in Germania e nei Paesi Bassi. Anzitutto la devozione alle «cadute di Cristo» se ne enumeravano fino a sette; la devozione ai «cammini dolorosi di Cristo», che consisteva nell'incedere processionale da una chiesa all'altra in memoria dei percorsi di dolore, sette, nove e anche di più, compiuti da Cristo durante la sua passione; infine la devozione alle «stazioni di Cristo», quei momenti in cui Cristo si fermava, o perché stremato o perché costretto dai suoi carnefici.

Alla fine del XV regnava ancora la più grande diversità nella scelta delle stazioni, nel loro numero e ordine. Ne sono prova la grande quantità di opere d'arte che riportano episodi diversi.

Duccio di Boninsegna, Storie della Passione, 1308-1311, Duomo di Siena

Duccio di Boninsegna, Storie della Passione, 1308-1311, Duomo di Siena

La serie di quattordici "quadri" disposti nello stesso ordine si diffuse in Spagna nella prima metà del XVII secolo in ambienti francescani. Da lì passò in Italia , dove, ai primi anni del XVIII secolo, trovò il suo più grande promotore in Leonardo da Porto Maurizio che ne eresse circa 600 tra cui quella al Colosseo voluta da Benedetto XIV, in occasione del Giubileo del 1750. Infine essa si è imposta definitivamente nel corso del XIX secolo in tutto il mondo ed ha assunto un’unica forma ed un unico metodo regolato rigidamente dalla Chiesa.

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